La nuova frontiera del reggiseno: la stampa 3D

Due delle più grandi cause di disagio quando si indossa un reggiseno sono: una misura errata della coppa e il ferretto. Esso infatti preme sulla pelle e questa pressione, se prolungata, può causare gravi rischi per la salute. 

Uno studio in ambito statunitense cerca di indagare se i ferretti stampati 3D e personalizzati possano modificare le prestazioni del reggiseno in modo da aumentare il supporto e migliorare il comfort. Durante la ricerca, perciò, vengono stampati e personalizzati dei filati 3D e poi confrontati con i prodotti tradizionali. 

Per poter personalizzare un ferretto, il primo passo da compiere è quello di acquisire, attraverso uno scanner corporeo del soggetto, il contorno della radice del seno. Una volta ottenuti ed elaborati i risultati, le prestazioni dei ferretti vengono valutate attraverso delle prove di usura e per implementare queste prove, sono creati dei reggiseni sperimentali, contenenti i nuovi ferretti.

Per la ricerca sono stati reclutati 20 soggetti di sesso femminile, di età compresa tra i 18 e i 25 anni e con taglia di reggiseno 34B o 34C. Le donne si sono recate in laboratorio ben due volte: una per essere sottoposte alla scansione corporea e la seconda volta per partecipare alle prove di usura.
Le prestazioni dei ferretti sono state valutate in due diversi modi: misurando la pressione esercitata dal ferretto e valutando le sensazioni di soggetti in termini di supporto e comfort.

Per quanto riguarda i risultati dello studio, le partecipanti hanno apprezzato maggiormente il filo personalizzato rispetto al filo convenzionale. I primi esperimenti dimostrano che i ferretti stampati 3D offrono delle prestazioni migliori rispetto a quelli convenzionali, riuscendo ad esercitare una pressione sulla pelle dei soggetti nettamente inferiore. I nuovi ferretti, inoltre, migliorerebbero il supporto e il comfort del reggiseno. 

I risultati sono ora in fase di perfezionamento, sopratutto per la ricerca di un materiale adatto al nuovo prodotto, ma l’obiettivo generale è stato raggiunto. La scansione e la stampa 3D permettono di migliorare i prodotti di moda e sono tecnologie che non sono limitate ad un prodotto specifico ma possono essere applicate a diversi capi di abbigliamento. 

Genealogia del reggiseno: una storia lunga millenni

Nel corso della storia gli indumenti intimi hanno plasmato i corpi delle donne secondo le aspettative della società e questo è molto evidente parlando del reggiseno.

Nel III sec. d.C. le donne romane si fasciavano il petto con fasce di cuoio aventi lo scopo di appiattire il seno ed assicurarlo durante l’atletica.
1300 anni dopo, nel XVI sec. compare il corsetto che può essere considerato un valido predecessore del reggiseno e fin dalla sua nascita rappresenta un indumento intimo obbligatorio per la nobiltà. Il corsetto comprime il corpo della donna in una forma a clessidra schiacciando la vita e risaltando il petto. Sebbene aiutasse la donna a rispecchiare i canoni imposti dalla società, il corsetto aveva conseguenze gravi per la salute: deformava organi, articolazioni e rendeva difficile il respiro.

Questa tradizione viene portata avanti per secoli fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, che fece precipitare l’Europa in anni di miseria e morte. In questo periodo l’atteggiamento nei confronti del corsetto si modifica: gli scheletri su cui erano avvolti il ​​pizzo e il lino erano fatti di acciaio, metallo sempre più necessario per utilizzo militare. In vista di una domanda massiccia di acciaio, nel 1917, le donne aiutarono l’esercito non comprando più corsetti: furono così risparmiate circa 28.000 tonnellate d’acciaio, sufficienti a costruire due navi da guerra.

In questi anni le aspettative nei confronti del corpo femminile mutano, emerge una nuova generazione di donna Occidentale: la Flapper, il cui look “flat chested” permette molta più libertà di movimento rispetto all’ideale vittoriano.

Negli anni ’50 la moda vuole le donne formose e sensuali e qualora non rispecchino questa figura vengono aiutate da dei reggiseni. Appartengono a questo periodo i cosiddetti “reggiseni a proiettile” che permettono alle donne di aggiungere una taglia in più al loro seno.

Marylin Monroe 36 24 24

Il reggiseno, da oggetto finalizzato al rispecchiamento di determinati canoni emersi nelle varie epoche diventa un sex symbol, prodotto con materiali sempre più pregiati come la seta: tessuto morbido frutto di una produzione naturale molto delicata.
Inizialmente esistevano solo fibre naturali, si scoprì però che le fibre artificiali erano più confortevoli ed elastiche, con una vestibilità migliore e una più ampia gamma di colori (anni ’60): lo sviluppo delle fibre sintetiche permette ai designer di utilizzare più colori per la realizzazione dei reggiseni (prima solamente bianchi e neri).  

Nel 1940 William e Ida Rosenthal progettarono il sistema di misurazione del seno utilizzato ancora oggi. La taglia dei reggiseni veniva presa tramite due misure: una misurazione lineare attorno alla gabbia toracica sotto il seno e la dimensione della coppa misurata in volume. 
Secondo questo sistema:

  • Ogni coppa di taglia A è costruita per riempire in maniera approssimativa un volume di 230 ml;
  • Ogni coppa di taglia B è costruita per riempire un volume di 385 ml;
  • Ogni coppa di taglia C è costruita per riempire un volume di 620 ml;
  • Ogni coppa di taglia D è costruita per riempire un volume di 800 ml

È importante sottolineare che non esiste una standardizzazione globale delle taglie: in Italia una “Large size” corrisponde ad una coppa C, mentre in America le taglie vanno oltre la doppia G.

Il rapporto delle donne nei confronti del reggiseno diviene in parte conflittuale durante gli anni ’60. Le femministe, nella loro lotta contro il maschilismo e la società, si scagliano contro alcuni oggetti della moda femminile, considerati come simbolo di oppressione. Tra questi oggetti c’è anche il reggiseno ed emblematico diventa il termine di “bra-burner”.

Nel corso degli anni il reggiseno modifica le proprie caratteristiche, adattandosi ai canoni estetici della società. A partire dagli anni ’70 cresce la popolarità dello sport e di attività come il jogging e nasce l’esigenza di un indumento che sia in grado di proteggere e sostenere il seno durante l’esercizio fisico. Il primo reggiseno sportivo viene inventato alla fine degli anni ’70 e modelli sempre più funzionali e tecnologici si sviluppano nel corso dei decenni. Gli anni 2000 portano due grandi modifiche nello stile del reggiseno: iniziano ad essere prodotti reggipetto senza cuciture e diventano popolari i motivi floreali e gli schemi geometrici. 

Questo mercato è in continua crescita: la maggior parte delle donne indossano abitualmente il reggiseno e la gamma di modelli disponibile è in grado di adattarsi all’esigenza di ogni acquirente. Negli ultimi anni, però, una nuova moda sembra essere molto popolare, soprattutto tra le celebrità: quella di non portare il reggiseno. Le motivazioni possono essere molteplici: per alcune di tratta di semplice trasgressione, per altre invece nasconde motivazioni ideologiche ben precise. 

Il reggiseno sarà così destinato a sparire oppure continuerà ad essere ancora uno degli indumenti preferiti dalle donne?

Reggiseno sì, reggiseno no

Il primario obiettivo del reggiseno, sin dalle sue origini, era quello di proteggere e sostenere il seno. Nel corso della storia esso ha avuto diversi sviluppi ma difficilmente la sua utilità e il suo valore sono stati negati.

È del 2013 una ricerca condotta in ambito francese che sembra mettere in discussione ciò che la maggior parte degli studiosi e delle donne crede riguardo al reggiseno.
Autore di questa ricerca è il professore Jean-Louis Rouillon, specialista di medicina sportiva del Centre Hospitalier Universitaire di Besancon, in Francia: l’obiettivo è quello di dimostrare che il reggiseno non solo non previene il cedimento del seno ma vi sono dei casi in cui lo amplifica. Secondo Jean-Louis Roullion, i risultati confermerebbero l’ipotesi che il reggiseno sia un falso bisogno perché il petto non trarrebbe benefici dall’essere privato della gravità.
La ricerca ha coinvolto circa 330 donne volontarie, dai 15 ai 35 anni. Queste hanno accettato di essere monitorate per un arco di tempo di circa di 15 anni al termine dei quali il seno delle donne che avevano portato regolarmente il reggiseno viene confrontato con quello delle donne che avevano deciso di non portarlo. Secondo lo studioso francese, i risultati parlavano chiaramente:  nelle donne che avevano deciso di non usare il reggipetto, si era registrato un rialzo del seno grazie ad un maggiore allenamento dei muscoli, abituati alla sollecitazione di dover reggere il seno. Inoltre, le donne che non indossavano il reggiseno avevano un rialzamento di 7 millimetri, come misurato dai loro capezzoli ogni anno, il loro seno era più sodo e anche le smagliature eranosbiadite. 
Rouillon sostiene che le donne indossino i reggiseni per una serie svariata di motivi, ma non perché sperino che essi aiutino nel modellare il petto oppure aiutino a prevenire la decadenza del seno. 

Secondo questa ricerca, non solo il reggiseno quindi risulterebbe essere inutile, ma addirittura potrebbe essere dannoso. Ma il New York Times, commentando lo studio effettuato dal dott. Rouillon, invita le donne alla cautela: i risultati ottenuti potranno essere attendibili solo dopo altri dieci anni di monitoraggio, il campione ottenuto non può essere considerato rappresentativo e non si può fare delle esperienze personali una verità assoluta.  

Il reggiseno antistupro

Una ricercatrice del MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston fa risalire al 2017 l’invenzione di “Intrepid” un adesivo da attaccare su reggiseno (o slip) in grado di rilevare una violenza sessuale. Manisha Mohan ed il suo team, basandosi su dati forniti dalle vittime e dalle forze dell’ordine, hanno creato un adesivo in grado di rilevare quando il soggetto viene spogliato contro la propria volontà.

“Questa tecnologia lavora sia in modo passivo che attivo. Il primo, riguarda il caso in cui la vittima si rende conto del pericolo e riesce, quindi, a cliccare da sé il bottone per ricevere aiuto. Mentre, nel caso del sistema attivo, è lo stesso ambiente esterno a mettere in moto il meccanismo di protezione”

Manisha Mohan

Il meccanismo è semplice: il sensore invia un messaggio allo smartphone della persona, ogni qualvolta essa si spogli, per accertare la consensualità o meno dell’atto. Se non si risponde entro 30 secondi viene fatto suonare un allarme e dopo ulteriori 20 secondi viene inviato un messaggio a 5 contatti selezionati con la posizione della vittima al momento del fatto. Uno dei contatti riceverà anche una chiamata in cui verrà registrato l’audio ambientale, da poter poi utilizzare eventualmente come prova. 

“Non abbiamo bisogno di bodyguard! Questo è il motivo per cui ho creato Intrepid. Ogni donna deve avere la possibilità di proteggersi anche da sola. È necessario avere sempre qualcuno al nostro fianco?”

Manisha Mohan

Il reggiseno che diagnostica la malattia

Negli ultimi anni, nel campo della tecnologia, si è sviluppato un mercato per la creazione di reggiseni in grado di riconoscere il manifestarsi di complicanze di salute anche molto gravi, come attacchi di cuore e cancro al seno.

Un esempio molto discusso è quello di “EVA”, il reggiseno in grado di diagnosticare la presenza di cancro al seno, inventato dal diciottenne Julian Ros Cantu. Dotato di più di 200 sensori biometrici tattili, di temperatura e di luce, EVA deve essere utilizzato tra i 60 ed i 90 minuti a settimana per monitorare la salute del petto periodicamente. Qualsiasi informazione relativa al seno viene poi inviata ad un’applicazione tramite Bluetooth che, tramite un algoritmo, analizzerà i dati ricevuti controllando i valori ed inviandoli eventualmente al proprio medico. 

Il reggiseno di Higia Technologies non è però sul mercato non essendo ancora né completamente testato né in possesso di certificazioni mediche. Inoltre EVA analizzerebbe solamente alcuni dei possibili sintomi di cancro al seno, rendendo ancora impossibile affidare la diagnosi ad un oggetto utilizzato nella quotidianità come questo.

il reggiseno EVA con il suo inventore Julian Ros Cantu

Vari tipi di reggiseno

Il reggiseno nasce per sostenere e contenere le mammelle, sia per le donne aventi un seno abbondante sia per coloro che hanno un seno più piccolo.

Esistono diversi tipi di reggiseni, adatti a diversi tipi di seno e fisicità.

I cosiddetti “reggiseni contenitivi” sono tendenzialmente a forma di triangolo e costituiti da tessuti robusti per soddisfare al meglio la loro funzione. La funzione contenitiva è svolta anche dai modelli “a bustino” che sono caratterizzati da una lunga allacciatura sulla parte anteriore e sulla parte posteriore.

I reggiseni “a balconcino” sono molto scollati e sono adatti per le donne che hanno poco seno. A volte sono dotati di ferretto.

I reggiseni con ferretto sono importanti per le donne che hanno un seno abbastanza prosperoso perché la presenza del ferretto evita che il peso gravi unicamente sulle spalline. 

Esistono anche dei reggiseni che non sono dotati di ferretto, come “il bralette”: non ha imbottiture, è caratterizzato da una forma a triangolo e spesso è realizzato con materiali preziosi, come il tulle o il pizzo. 

Il reggipetto può svolgere anche una funzione diversa: alcuni modelli contengono imbottiture che hanno come obiettivo quello di aumentare il confort, sostenere il seno e anche farlo apparire più grande. Essi sono realizzati con imbottiture di materiali come il silicone, posizionate nella parte inferiore della coppa, ma vi sono alcuni modelli in cui le coppe possono essere riempite anche con acqua. Questi reggiseni vengono chiamati push-up. 

I “reggiseni sportivi” aiutano le donne che fanno sport perché impediscono che il seno sia sottoposto a strappi o movimenti eccessivi. Ne esistono diversi modelli, a seconda dello sforzo e dell’intensità dell’attività sportiva (low impact, medium impact e high impact).

Molto utili per le esigenze delle donne in maternità sono i reggiseni ideati appositamente per il periodo dell’allattamento. Sono dotati di coppette assorbi-lattee spesso la parte anteriore è sollevabile per poter allattare il neonato, evitando di togliere il reggiseno.  Nel 2017 tre giovani mamme australiane hanno ideato un prodotto che aveva l’obiettivo di coniugare i bisogni delle neo-mamme e la loro esigenza di fare attività sportiva. Il marchio è caratterizzato da completi realizzati con tessuto elastico e da reggiseni sportivi perfetti per l’allattamento. Il reggipetto presenta una clip apribile con una sola mano e le coppe elastiche dalle quali è costituito possono essere aumentate di due taglie. La tecnologia utilizzata per il reggiseno è ora in attesa di brevetto. 

Lingerie oltre gli schemi: il mito di Victoria’s Secret

Il noto marchio di lingerie Victoria’s Secret venne fondato nel 1977 dall’imprenditore Roy Raymond. L’origine dell’idea è curiosa: si racconta che l’uomo si fosse recato in un grande magazzino per comprare dell’intimo alla moglie ma si trovò in imbarazzo e decise di creare un luogo più elegante dove poter comprare lingerie. Victoria’s Secret nacque quindi per soddisfare una esigenza maschile. 

Il negozio aperto da Raymond era simile ad un boudoir vittoriano, elegante e raffinato, il cui obiettivo era quello di far sentire gli altri uomini a proprio agio. Il marchio ottenne molto successo e nel primo anno riuscì a guadagnare mezzo milione di dollari: questo permise l’apertura di altri tre negozi e la creazione di un catalogo di vendita.

Nel 1982 Victoria’s Secret venne acquistato dal noto imprenditore americano Wexner, che rinnovò il marchio e si concentrò maggiormente su ciò che faceva sentire bene le donne piuttosto che su ciò che piaceva agli uomini. 

La società inizia ad avere sempre più successo a partire dagli anni ’90 e iconiche diventano le sue sfilate, veri e propri spettacoli che spesso ospitano cantanti di fama mondiale. 
Durante questi eventi la lingerie, e in particolare i reggiseni, acquistano un altro valore. Non sono più considerati solo in base alla loro utilità ma diventano dei veri e propri indumenti di alta moda. Questo è il caso del Victoria’s Secret Fantasy Bra. Ogni anno, in occasione della sfilata che si svolge nel mese di novembre, viene creato un reggiseno dal valore inestimabile che viene indossato da una top model durante l’evento in passerella. 

Gisele Bundchen – Red Hot Fantasy Bra

Il primo Fantasy Bra viene realizzato nel 1996 e a partire dal 2001 viene presentato durante la sfilata annuale. Nessun Fantasy Bra è mai stato venduto e al termine dello show viene sempre smantellato. Questo reggiseno è diventato famoso perché è costituito di diamanti e pietre preziose: il suo costo oscilla tra il milione e i dodici milioni di dollari. Il Fantasy Bra creato nel 2000 (Red Hot Fantasy Bra) raggiunge un valore di quasi quindici milioni di dollari. Costituito da mille e trecento pietre preziose, tra cui rubini tailandesi, ha ottenuto un posto nel catalogo del Guinness dei primati come capo di biancheria intima più costoso mai creato.  Il reggiseno venne indossato dalla top model Gisele Bundchen ed è ancora l’oggetto più costoso che Victoria’s Secret abbia mai prodotto. 

Victoria’s Secret è l’esempio di come un indumento nato per soddisfare un particolare bisogno possa diventare un oggetto di enorme valore il cui unico scopo è quello estetico.

Reggiseno che monitora il battito cardiaco

Siamo ormai abituati a vedere i cosiddetti “tracker” della frequenza cardiaca, a questo proposito è interessante sviluppare una riflessione su prodotti come reggiseni sportivi in grado di monitorare il battito mentre lo si indossa.

Si tratta di un prodotto sportivo di ultima generazione, un esempio è Incredible by Victoria’s Secret Heart-Rate Monitor Compatible Sport Bra presentato da Victoria’s Secret nel 2014.

Il reggiseno cardio-frequenzimetro di Victoria’s Secret

Alcune aziende realizzano un reggiseno per il monitoraggio della frequenza cardiaca.

Svariati di questi reggiseni monitoranti la frequenza cardiaca sono inoltre compatibili con gli orologi cardio-frequenzimetri così da poter fornire il miglior servizio possibile.

Il reggiseno come oggetto di protesta

La nascita del reggiseno moderno può essere datata tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. Esso nasce sopratutto per tentare di sostituire il corsetto, che si era trasformato in un oggetto di tortura, con un indumento che fosse più funzionale e meno opprimente per le donne.

Nel periodo della seconda guerra mondiale si registra una forte riduzione dell’utilizzo del corsetto ma gli anni ’50 vedono tornare di moda corpetti e guepierre come simbolo di sensualità e seduzione.

Un’importante svolta nell’atteggiamento delle donne nei confronti del reggiseno si ebbe durante i movimenti che caratterizzarono il ’68 : i reggipetto iniziarono a rappresentare il simbolo dell’oppressione delle donne da parte di una società maschilista.

Emblematica, in questo senso, fu la manifestazione tenutasi ad Atlantic City il 7 settembre del 1968 in occasione dell’annuale concorso di Miss America. Circa un centinaio di femministe si radunarono per protestare contro il canone di bellezza femminile proposto dal concorso, al quale tutte le donne erano invitate ad adeguarsi. La protesta venne organizzata dalle New York Radical Women (NYRW) e l’obiettivo era quello di portare all’attenzione dei media statunitensi temi come gli ideali di bellezza sessisti e le aspettative sociali che dominavano la nazione.

Sebbene la maggior parte delle donne che presero parte a questo evento avessero avuto precedenti esperienze nei movimenti per i diritti civili, nessuna di loro aveva mai protestato per i diritti delle donne.
Questo avvenimento divenne famoso per aver diffuso il termine “bruciatrice di reggiseno” (bra-burner) anche se nessun reggiseno venne mai bruciato ad Atlantic City.

Una giovane donna, infatti, si tolse il reggiseno sfilandoselo da sotto la maglietta e lo lanciò tra la folla con grandi applausi: questo gesto fece notizia in tutto il mondo.
Ciò contro cui le femministe lottavano era l’oppressione nei confronti della donna e, di conseguenza, contro tutti quegli oggetti che erano considerati responsabili di questa situazione. Venne creato un simbolico “cestino della libertà” nel quale vennero lanciati tacchi alti, rossetti, ciglia finite, riviste per donne e reggiseni.

Oggi il reggiseno è indossato da un’alta percentuale di donne, sopratutto nella società occidentale. L’evoluzione della moda ha portato alla creazione di modelli sempre più comodi ma anche sempre più eleganti e raffinati e nonostante questo vi sono molte altre donne, tra le quali anche diverse celebrità, che decidono di non portare il reggipetto. Questo accade per diverse motivazioni: alcune lo ritengono scomodo, altre non lo reputano come una necessità, altre ancora lo vedono come simbolo di disuguaglianza sociale.

A partire dal 2013, l’hashtag #freethenipple ha iniziato ad invadere tutti i social network. Il movimento ha avuto inizio dall’iniziativa dell’attivista Lina Esco e l’obiettivo della crociata è quello di sottolineare le ipocrisie legate al corpo della donna. Gran parte del genere femminile ha iniziato a battersi per il proprio diritto di non portare un reggipetto e poter mostrare i propri capezzoli sia in luoghi pubblici che sui social network.

Ogni 26 agosto viene celebrato il “go topless day”, soprattutto negli Stati Uniti dove il topless è considerato illegale. La manifestazione nasce per chiedere al governo degli Stati Uniti il diritto per le donne di circolare per le strade a seno nudo, visto che gli uomini hanno la possibilità di mostrarsi in pubblico senza maglietta.

Questi esempi mostrano come un oggetto creato per le donne possa essere visto in modi molto diversi. È un indumento che, a seconda delle diverse epoche storiche, si è caricato di significati che sono stati anche dissonanti tra di loro: come oggetto di costrizione, come simbolo di bellezza e sensualità ma anche di oppressione e discriminazione. Il reggiseno ha fatto la storia e l’impatto sociale che ha, e che continua ad avere, è ancora oggi innegabile.

Reggiseno e cancro?

L’argomento forse più controverso e diffuso sul reggiseno è se esso favorisca o meno lo sviluppo del cancro al seno.

Ne parlò anche l’attrice Gwyneth Paltrow sul suo blog, tramite un articolo di Habib Sadeghi (medico olistico) sui legami tra cancro al seno ed utilizzo del reggiseno.

Tuttavia la Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro smentisce categoricamente tale teoria.

“L’ipotesi dei due antropologi era che il reggiseno interferirebbe con la circolazione linfatica, impedendo ai tessuti della mammella di eliminare le sostanze di scarto. Il ristagno locale di tossine (in gran parte assorbite da un ambiente cittadino inquinato) sarebbe, sempre secondo i due antropologi, la causa biologica di oltre il 70% dei cancri al seno.”

AIRC

La nascita di questo falso mito è fatta risalire a due antropologi, Sydney Ross Singer e Soma Grismaijer, i quali pubblicarono un libro (“Dressed to kill – The Link Between Breast Cancer and Bra”, 1995) che spiegava i motivi per cui i reggiseni, alcuni modelli più di altri, come quelli con ferretto, aumentassero il rischio di cancro al seno. Forti furono le accuse all’industria della biancheria intima colpevole di lucrare sulla salute delle donne.

La teoria non è però mai stata verificata da alcuna fonte scientifica ed, inoltre, la reputazione scientifica degli autori del libro è stata dubbia anche negli anni successivi, un esempio sono le teorie da loro propugnate sul come dormire in un letto basculante sarebbe d’aiuto nel prevenire impotenza ed Alzheimer.

I reggiseni non causano però cancro al seno, gli studi scientifici che hanno esaminato il legame tra le due situazioni non hanno riscontrato differenza di rischio tra donne con reggiseno e donne senza:

“Uno studio sistematico condotto in 1.000 donne, effettuato nel 2014 negli Stati Uniti, ha definitivamente smentito tale teoria.”

AIRC

Breastcancer.org (organizzazione no profit dedicata a fornire le informazioni più affidabili, complete e aggiornate sul cancro al seno) ipotizza che il motivo per cui questo mito è ancora in circolazione sia determinato dalla correlazione tra donne in sovrappeso e la maggiore probabilità di avere un seno più grande necessitando quindi di un reggiseno. L’essere in sovrappeso è effettivamente un fattore che aumenta il rischio di cancro al seno. Questa tuttavia rimane un’ipotesi, l’unica certezza che abbiamo sono gli studi scientifici che non riscontrano connessioni fra cancro al seno ed utilizzo di reggiseni.

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